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Il Salmo di Nefi

Mi sembra che la grande gioia dell’Espiazione sia spesso evocata dalle grandi sfide della vita. E il Salmo di Nefi in 2Nefi 4 rende molto bene l’idea.

Quando consideriamo questo capitolo nella sua prospettiva, vediamo che nel versetto 12 Lehi muore. Pensate questo cosa abbia significato per Nefi. Lehi non era solo suo padre, ma anche il profeta. Era il mentore e la guida di Nefi. E’stata una grande perdita per Nefi.

Lehi morì e, come ci si potrebbe aspettare, Laman e Lemuel subito si scagliarono contro coloro che lo avevano seguito.

In seguito, i pensieri di Nefi si volsero ai documenti che aveva custodito. Mi chiedo se in qualche modo anche questo fosse un peso per lui. Dopo tutto, era il padre che gli aveva insegnato lingua e cultura e ora suo padre non c’era più. Lehi lo addestrò e lo consigliò a tenere il registro sacro e ora Nefi sentiva la pressione nel tentare di mantenere insieme al popolo, nel custodire il registro e nel fare il lavoro di Dio.

A volte l’Espiazione diventa più significativa quando siamo disperati.

Nel versetto 15, Nefi dice: “Su queste scrivo le cose della mia anima… Poichè la mia anima si diletta nelle Scritture”. E poi nel versetto 16: “La mia anima si diletta nelle cose del Signore.” Ma appena rallegrato, osservò “Tuttavia, nonostante la grande bontà del Signore…” (v. 17).

C’è qualcosa nel conoscere la grandezza e la bontà di Dio che ci rende più consapevoli, più attenti, più appesantiti dai nostri limiti e dalla nostra umanità. Così continua nel versetto 17, “Tuttavia, nonostante la grande bontà del Signore, nel mostrare le sue opere grandi e meravigliose, il mio cuore esclama: O miserabile uomo che sono! Sì, il mio cuore si addolora a causa della mia carne, la mia anima si affligge a causa della mia iniquità. Mi sento assediato, a causa delle tentazioni e dei peccati che mi assalgono così facilmente. E quando ho voglia di gioire, il mio cuore geme…

Nefi non ci ha dato nessun indizio su quei peccati e, probabilmente, non abbiamo bisogno di saperli. Non sappiamo se fosse oppresso per aver dimenticato di fare le sue faccende o di fare il suo letto la mattina. Non sappiamo se forse non sia riuscito a riservare la sua migliore energia per la preghiera. Non sappiamo se il suo animo sensibile è stato turbato da errori e da mancanze piuttosto piccole nonostante Dio lo avesse benedetto così abbondantemente. O forse Nefi era più come la maggior parte di noi, aveva commesso un errore grossolano e aveva sporcato la sua vita più e più volte. Era carico di ira, lussuria, egoismo e tutte le altre afflizioni comuni alla mortalità? Non lo sappiamo. E non abbiamo bisogno di saperlo, perché i principi che Nefi ci insegna in questo grande salmo sono gli stessi, a prescindere dal fatto che i nostri peccati siano più o meno gravi, più o meno comuni.

Così ci confessa: “Nonostante la bontà di Dio, il mio cuore si addolora, la mia anima si affligge a causa della mia iniquità.” Ma poi, la svolta: “Tuttavia, io so in chi ho riposto fiducia” (v. 19). La parola fiducia è molto importante in questo capitolo.

“Il mio Dio è stato il mio sostegno, Egli mi ha guidato nelle mie afflizioni… Egli mi ha preservato… Egli mi ha colmato del suo amore… Egli ha confuso i miei nemici…” (vs 20-22).

Non so perché mi ci è voluto così tanto tempo per notare che il vero punto focale era cambiato da quello che era così sbagliato per Nefi a ciò che era così a giusto per Dio. Una bella trasformazione, non è vero? Nefi non era più concentrato sul suo piccolo sapere che era, per lui, considerato un grande limite. La sua attenzione si rivolse a Dio che di volta in volta, a dispetto di tutte le sue debolezze, lo benedisse, si prese cura di lui e lo rese grande.

Penso che il messaggio di Nefi sia: Dio è in grado di compiere la Sua opera anche con persone che hanno dei limiti, che sono cadute, che sono imperfette come noi.

Saltiamo al versetto 26. “Oh, allora, se ho visto cose così grandi…”

Noi abbiamo visto grandi cose? E dopo aver visto grandi cose, le abbiamo apprezzate? Dopo aver assistito all’opera di Dio nella nostra vita e nella vita di coloro che ci circondano, siamo stati consapevoli di quel lavoro e grati per questo?

“Oh, allora, se ho visto cose così grandi, se il Signore nella sua condiscendenza verso i figlioli degli uomini ha visitato gli uomini con tanta misericordia, perché il mio cuore dovrebbe piangere e la mia anima indugiare nella valle del dolore… perché dovrei cedere al peccato…? Perché dovrei cedere alle tentazioni…? Perché sono arrabbiato a causa del mio nemico?” (Vs 26-27)

Queste domande non sono poste nel senso di: “Se mi è stata data una tale formazione, allora perché mi comporto così male?” Queste domande sono davvero molto diverse. Il vero problema per cui Nefi sembra farsi una colpa è: “Se il Signore è stato così gentile, allora perché devo essere così vulnerabile rispetto al peccato? Perché permetto a me stesso di essere intrappolato dal male?”

Poi è arrivata la chiamata dalla sua anima che diceva: “Svegliati, anima mia! Non indugiare più nel peccato. Gioisci, o cuor mio, e dare più posto al nemico della mia anima “(v. 28). Si noti il tema del “risveglio e della gioia”. Siate consapevoli di Dio e della Sua bontà. Siate consapevoli della Sua disponibilità ad aiutarci e a benedirci. E poi, dopo aver fatto questo, gioite.

“Rallegrati, o mio cuore, e grida al Signore, e dì: O Signore, io ti loderò per sempre, sì, la mia anima si rallegrerà in te, mio Dio e roccia della mia salvezza” (v. 30).

Poi segue quella richiesta di aiuto divino perché Nefi voleva tanto resistere a qualsiasi incursione del peccato nella sua vita. “O Signore, redimerai la mia anima? Mi libererai dalle mani dei miei nemici? Mi renderai tale che io sia scosso all’apparire del peccato “(v. 31)?

Fare in modo che il peccato sia per me brutto e detestabile, per niente attraente. Fare in modo che il peccato non abbia nulla in serbo per me, ma piuttosto che io abbia la santità di cui ho bisogno. “Possano le porte dell’inferno essere sempre chiuse davanti a me, perché il mio cuore è spezzato e il mio spirito è contrito” (v. 32)! Non è il riconoscimento che tutto ciò che abbiamo e che siamo è una benedizione di Dio grazie alla sua bontà?

“O Signore, circondami con la veste della tua giustizia” (2 Nefi 4:33)! In altre parole: la mia santità è in definitiva un dono sacro che viene da Te.

Concludiamo con il versetto 34. “O Signore, in te io ho confidato, e in te confiderò per sempre. Non porrò la mia fiducia nel braccio di carne, perché so che maledetto è colui che ripone la sua fiducia nel braccio di carne. Sì, maledetto colui che ripone la sua fiducia nell’uomo e fa della carne il suo braccio “.

Così Nefi veramente e sinceramente coinvolto in questo salmo, ha concluso dicendo cinque volte “Tuttavia, io so in chi ho fiducia.”: “Fiducia”. Fiducia in Dio, non in me stesso. Fiducia in Dio, non in qualsiasi altro essere umano. È Dio che ci deve salvare. E ha concluso annunciando: “Egli è la roccia, il Dio eterno”.

Possiamo seguire il grande esempio di Nefi. Possiamo confidare in Dio e lanciarci nei meriti, nella misericordia e nella grazia del Santo Messia.

Per ascoltarela discussionedi Wallydel Salmodi Nefi, clicca qui.

http://www.youtube.com/watch?v=Jaod4mqf1FY


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